Bernard Stiegler e il Farmaco della Tecnica
Se Martin Heidegger ha visto nella tecnica un pericolo metafisico e Günther Anders una fonte di vergogna esistenziale, il filosofo francese contemporaneo Bernard Stiegler compie una deviazione cruciale. Nel suo ciclo di opere monumentali La tecnica e il tempo (La technique et le temps, 1994), Stiegler riposiziona la tecnologia non come qualcosa che si oppone all'essere umano, ma come l'elemento costitutivo stesso dell'umanità.
L'essere umano, per Stiegler, nasce caratterizzato da un «difetto d'origine» (défaut d'origine). A differenza degli animali, dotati dalla nascita di pellicce, zanne, artigli o ali per sopravvivere e adattarsi alla natura, l'uomo nasce nudo, inerme e privo di una specializzazione biologica immediata.
Per sopravvivere, l'uomo ha dovuto creare protesi: pietre scheggiate, ripari, vestiti. In breve: la tecnica. L'essere umano si costituisce, fin dall'inizio, *attraverso* i suoi strumenti.
La Memoria Esterna: Epifilogenesi
Questa protesizzazione dà vita a quella che Stiegler definisce epifilogenesi (épiphylogénèse): la trasmissione trans-generazionale di memoria non-biologica.
La memoria umana non si accumula solo nei geni (filogenesi) o nell'esperienza cerebrale individuale (ontogenesi), ma viene depositata all'esterno, negli oggetti tecnici. Un libro, un dipinto rupestre, uno spartito musicale, un circuito di silicio o un database cloud sono frammenti di memoria umana esternalizzata. La tecnologia è la memoria organica della specie preservata al di fuori del corpo.
«L'uomo è quel singolare essere vivente che non ha essenza biologica propria se non quella di esternalizzare la propria memoria e la propria coscienza all'interno di protesi tecnologiche.»
Il Farmaco: Rimedio e Veleno
Proprio a causa di questa co-costituzione, Stiegler definisce la tecnologia attraverso il concetto platonico di Pharmakon (Farmaco), un termine greco antico che significa simultaneamente sia «rimedio» che «veleno».
Come rimedio, la tecnologia estende le nostre facoltà mentali, preserva la conoscenza nel tempo, ci permette di comunicare a distanze cosmiche e di liberarci dalla fatica materiale.
Come veleno, tuttavia, la tecnologia rischia di atrofizzare le stesse facoltà che estende. Nel momento in cui deleghiamo interamente la memoria o il calcolo a un supporto esterno, perdiamo la capacità di esercitare autonomamente tali funzioni. La scrittura rischia di farci perdere la memoria interna; i sistemi GPS di farci smarrire l'orientamento spaziale biologico.
La Proletarizzazione dello Spirito nell'Era Statistica
Collegando la farmacologia di Stiegler alla teoria di 404human, emerge con chiarezza la natura del veleno contemporaneo: la proletarizzazione dello spirito operata dagli algoritmi predittivi.
Oggi, i sistemi di intelligenza artificiale non si limitano a esternalizzare la nostra memoria fisica, ma esternalizzano il nostro stesso giudizio critico e la nostra capacità di scelta. Le playlist musicali suggerite dai server, le rotte consigliate dai navigatori, i profili di compatibilità sociale proposti dalle reti neurali: stiamo delegando alla statistica la nostra volontà.
In quanto *rimedio*, questi calcoli riducono la fatica decisionale quotidiana. In quanto *veleno*, essi addestrano la mente umana all'assoluta passività. Ci spingono a normalizzarci sul corpo medio della curva gaussiana perché la deviazione o la scelta autonoma (lo scarto) richiede un dispendio di energia critica che il farmaco algoritmico ci ha abituati a non esercitare più.
La sfida di 404human è precisamente terapeutica: utilizzare il farmaco per comprendere la trappola statistica, resistendo alla perdita dell’autonomia e rivendicando il valore del rumore cosciente prima che lo spirito venga totalmente proletarizzato dall’automazione predittiva.